Il Castello di Pizzo
La costruzione del castello di Pizzo risale al 1492. Fu edificato per volontà di Ferdinando I d'Aragona mentre la torre grande (detta torre Mastra) è di origine angioina (1380 circa). Costruito come fortezza a difesa costiera contro le incursioni saracene, fu utilizzato anche come carcere. Alcune strutture dei piani superiori, le merlature dei parapetti e le casematte poste a ridosso delle torri, sono andate perdute mentre per il resto la costruzione conserva l'aspetto originario. Un tempo era dotato di ponte levatoio e di camminamenti che portavano fuori città.
Monumento Nazionale (1892) e Museo Provinciale Murattiano (2003), il Castello Murat è aperto tutto lanno. E continuamente visitato da migliaia di turisti che possono ammirare, nelle sue sale, documenti storici (tra cui una Biblioteca Tematica Murattiana e Napoleonica, stampe e piante sulle origini aragonesi del castello, copie e riproduzioni di cimeli murattiani, una collezione originale di monete ottimamente conservate che va dal 578 al 1860, una mostra permanente di manichini in costume e a grandezza naturale che ricostruiscono scenograficamente gli ultimi momenti di vita di Murat, dalla prigionia, al processo fino alla fucilazione. Nella sala grande del Castello è esposta una collezione originale di monete (Monete e Popoli), ottimamente conservate. La selezione accurata del piccolo tesoro numismatico, stimola il viaggio nellItalia meridionale, raccontando il succedersi di popoli e famiglie, di scontri bellici e di rivoluzioni per 14 secoli di storia. Dal Follis di Tiberio II (578 582) ai 10 Tornesi di Francesco II (1859-1860)
Il Castello è aperto dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Nei giorni prefestivi e festivi anche di sera e in estate fino a tarda notte.Un contributo storico-politico e artistico, offerto ai cittadini e ai visitatori del Castello, nella speranza che le civiltà e le culture presenti nel grande laboratorio umano del Mediterraneo diventino messaggio di pace e prosperità per le generazioni di oggi e di domani.
La fucilazione di Gioacchino Murat
Il castello è monumento nazionale per via dellavvenimento storico che si consumò nel suo stretto vaglio. Nel pomeriggio di venerdì 13 ottobre 1815, Gioacchino Murat, re di Napoli, venne fucilato dopo un processo sommario. L'imputazione? Colpevole di aver tentato di destabilizzare il regno delle Due Sicilie cercando di far sollevare la popolazione del Pizzo contro Ferdinando I, legittimo re di Napoli. Murat, sbarcato nella Marina di Pizzo l'8 ottobre 1815, venne sopraffatto e rinchiuso nelle tetre celle del castello. Condannato a morte affrontò il plotone d'esecuzione con coraggio. Ricevuti i conforti religiosi, impartiti dal canonico Antonio Tommaso Masdea e scritta una commovente lettera indirizzata alla moglie e ai quattro figli, si presentò al fatale appuntamento chiedendo, come ultimo desiderio, di poter comandare il plotone d'esecuzione. Ai soldati che dovevano sparargli disse: "Amici miei, sapete che sono io a comandare il fuoco; la corte è assai stretta perchè voi tiriate giusto, mirate al petto salvate il viso". Alla parola "Fuoco" tre palle lo forarono ed una, per uno scherzo del destino, gli spappolò la guancia. E' sepolto nella chiesa di San Giorgio, in Pizzo.
I sotterranei
I sotterranei del castello sono stati agibili fino a quando, qualche secolo fa, lo sviluppo demografico e lespansione urbanistica della Città, li ha cancellati definitivamente. Non si è mai potuto conoscere lesatto itinerario e il loro utilizzo è rimasto sempre un mistero che ha alimentato la fantasia popolare per cui alcuni li vogliono lunghi addirittura decine di chilometri e comunicanti con i castelli di Rocca Angitola e di Vibo Valentia. Quello che si è potuto provare è che una diramazione portava al mare mentre unaltra conduceva in Piazza della Repubblica, nei pressi di via delle Grazie dove risulta interrotta. Tracce di questi camminamenti, che vanno senzaltro recuperati, sono state rinvenute alcuni anni fa durante le operazioni di scavo per la posa dei tubi del metano.
I prigionieri illustri
Nelle sue carceri i furono anche rinchiusi personaggi storici famosi: Antonio Centelles, vicerè di Napoli (1466); Tommaso Campanella, filosofo (1599); Giuseppe Balsamo, conte di Gagliostro (1768); Il generale borbonico Naselli (1799); Francesco Moscato, detto il Vizzarro, famoso capo del brigantaggio antifrancese (1808); Vincenzo Ammirà, poeta dialettale di Vibo Val. (1848); Pasquale Galluppi, famoso filosofo di Tropea; Ricciotti Garibaldi, figlio di Anita e dellEroe dei Due Mondi (1870).
Ricostruzione storica Pizzo 1815
Nel mese di ottobre di ogni anno, in ricorrenza della morte di Murat, si ripropone la ricostruzione fedele dello sbarco, della cattura e della fucilazione, con figuranti in costumi depoca. (vedi foto della prima edizione 2004 a cura dellAssociazione G. Murat Onlus di Pizzo)
Gioacchino Murat
Gioacchino Murat, nato a La Bastide-Fortuniere (Francia) il 25 marzo 1767, di umili origini, dimostrò presto la sua indole ribelle fuggendo da un seminario per arruolarsi nel reggimento Cacciatori delle Ardenne. La sua carriera militare fu sfolgorante. Aiutò molte volte Napoleone Bonaparte in difficili occasioni, col suo coraggio e la sua decisione. I suoi rapidi colpi di mano divennero leggendari e si ripeterono nella campagna di Egitto. Sposò la sorella di Napoleone, Carolina. Fu quindi cognato dell'imperatore, che lo fece maresciallo, poi principe e infine re di Napoli. Murat governò in modo saggio e generoso e pensò all'unificazione di tutta l'Italia. Quando la stella di Napoleone si spense, Murat fece di tutto per salvare il Regno di Napoli. Nel marzo 1815 mosse guerra all'Austria, tentando di chiamare a raccolta gli italiani per lindipendenza, ma dovette rifugiarsi in Corsica.
Un ultimo tentativo di recuperare il regno gli fu fatale. Sbarcato a Pizzo di Calabria con uno sparuto manipolo di soldati, venne sopraffatto dalle truppe borboniche e fucilato il 13 ottobre 1815.