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Sullo scalo Prangi la loro petizione rimase lettera morta
Prosegue il nostro
lavoro di approfondimento
relativo alla possibile riapertura
dello scalo ferroviario
Prangi, per offrire
un concreto e fattivo contributo,
sull'esperienza già
fatta, con lo scopo di vedere
finalmente riaperta la piccola
stazione che servirebbe
sia agli studenti e professori
dell'Istituto Nautico,
sia ai turisti.
Ricordiamo, a tale scopo,
che verso la metà del mese
di novembre 2001 gli alunni
di quell'istituto inoltrarono
al sindaco dell'epoca,
Franco Stillitani, che era
anche assessore regionale
ai Trasporti, una petizione
con circa 200 firme per sollecitarlo
ad attivarsi per
l'immediata riapertura della
stazione Prangi, al fine
di consentire agli alunni
che provengono dalla zona
di Lamezia Terme e di Reggio
Calabria di poter raggiungere
la scuola utilizzando
il treno, senza essere
costretti giornalmente a fare
autostop in assenza di
mezzi pubblici. Si compì
pure una attività di volantinaggio
sempre con lo scopo
di sensibilizzare l'amministrazione
comunale di centro
destra guidata dal sindaco
Stillitani, nonché la
cittadinanza tutta, che, bisogna
rimarcarlo, mai si
mosse a sostegno delle giuste
rivendicazioni degli
alunni.
«Sappiano che in passato
- osservarono i ragazzi - ci
sono state le decisioni favorevoli
della direzione dell'Asa
Trasporto Metropolitano
e Regionale di Reggio
Calabria e che la responsabilità
della mancata riapertura
della stazione ricade
tutta sull'amministrazione
comunale per non avere opportunamente
seguito la
relativa pratica. La invitiamo,
pertanto, di volerci informare,
entro pochi giorni,
sulle azioni che intraprenderà
o avrà intrapreso
per la riattivazione della
fermata dei treni alla stazione
Prangi. Ci riserviamo
di portare la nostra protesta
anche presso l'amministrazione
della regione Calabria
e se sarà necessario
presso il Ministero della
Pubblica Istruzione ed il
Ministero dei Trasporti».
Tre anni prima, scrivevano
all'epoca, sembrava che
la questione si potesse concludere
in breve tempo, con
l'assenso dei responsabili
regionali delle Ferrovie
dello Stato, mentre l'unica
cosa certa, da quando la
pratica passò nelle mani
dell'amministrazione comunale,
ogni cosa si bloccò,
come se qualcuno l'avesse
gettata in qualche cassetto
e mai più ripresa da
sette anni a questa parte
anche con il cambio di sindaco
alla guida del Comune.
«Eppure - si leggeva nel
documento degli studenti -
il diritto allo studio è un diritto
che la legge garantisce
a tutti i cittadini e ognuno
dovrebbe essere messo
nelle condizioni di potersene
avvalere pienamente.
Chi è preposto a dare soluzione
ai problemi non può
poi dare dimostrazione di
tanta trascuratezza. Se responsabilità
c'è da parte del
sindaco Stillitani, allora
verrebbe voglia di invitarlo
a recarsi davanti al Nautico
al momento dell'uscita dalla
scuola, dove troverebbe
tanti quindicenni con nel
volto stampata la paura e la
preoccupazione di come fare
per raggiungere casa, a
Lamezia o altrove, se non ci
sono pullman che passano,
se il professore che doveva
dargli un passaggio quel
giorno non c'è. E intanto
l'ora si attarda, d'inverno fa
buio presto, e loro sono ancora
per strada perché non
hanno trovato il passaggio,
non hanno ancora mangiato,
la paura cresce e attanaglia
il cuore».
Gli stessi studenti ricordavano
anche che il preside
Francesco Nardino accolse
con entusiasmo la proposta
della direzione regionale
dell'Asa Trasporto, che con
nota del 4 luglio 1997 ipotizzava
la riapertura della
stazioncina, poiché così recitava:
«È intenzione di
questa Direzione Regionale
istituire, in coincidenza
con il nuovo anno scolastico
1997/98, una nuova fermata
ai treni regionali circolanti
sulla linea Rosarno-
Eccellente, via Tropea, in
prossimità dell'Istituto da
Lei presieduto. A tale scopo
si prega gentilmente far conoscere
quanti alunni potrebbero
essere interessati
e la stazione origine del
viaggio».
Mentre, in un verbale del
27 marzo 2000, sottoscritto
dall'allora vicesindaco
Luigi Betrò, dall'architetto
Francesco Alessandria e
dall'ingegnere Giuseppe
Spadaro della direzione
compartimentale infrastrutture
delle Ferrovie
dello Stato di Reggio Calabria,
si stabilì che il Comune
avrebbe realizzato a sue
spese un marciapiede, lato
monte, e il ripristino di una
stanza, per consentire la
fermata di due coppie di
treni diurni, con arresti e
partenze disciplinate dal
capo treno per una spesa di
trenta milioni, convenendo
che i lavori erano tecnicamente
fattibili. Che cosa abbia
fatto dopo quella riunione
il comune di Pizzo,
gli studenti affermarono
che non era dato sapere
«ma si evince che non ha
fatto niente, né si sa che fine
hanno fatto quei venti o
quanta milioni destinati allo
scopo dalla Provincia.
Poiché il verbale della riunione
sopra accennata -
concludevano gli studenti
del Nautico - è stato inviato
alle direzioni compartimentali
movimento e trasporto
regionale per la decisione
finale, sarebbe auspicabile
che il sindaco di
Pizzo si preoccupasse di acquisire
presso quegli enti
tutte le informazioni necessarie
all'espletamento della
pratica della stazione Prangi.
Non vorremmo - questa
la conclusione della petizione
- che nell'imminenza delle
sue dimissioni dalla carica
di sindaco per incompatibilità
con la nuova carica
d'assessore regionale,
Franco Stillitani si lasciasse
dietro il problema irrisolto
della stazione Prangi,
perché ciò avrebbe certamente
ripercussioni negative
sulla sua credibilità
d'amministratore».
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