LAutore di queste raccolte di poesie dice di non sapere se ci siano stati in passato, Altri (Scrittori, Musicisti, Commediografi ecc. non però che Egli voglia ergersi ai loro livelli! ), a cui è capitato ciò che è capitato a lui, ma è fermamente convinto di essere lunico che sa quando ha avuto inizio (e ciò è più che normale), la sua infatuazione per scrivere in versi, ma quello che è sorprendente e singolare è il fatto che sa anche quando ha avuto fine con le sue due ultime composizioni e cioè: VILLA DEI GERANI (clinica in Vibo Valentia), che è un sonetto datato 26/6/1992, già pubblicato, e la lirica: LASCIATEMI MORIRE datata 4/10/1992, e che Egli ha preferito fare inserire quale introduzione alla raccolta delle LIRICHE; infatti in nota alle due opere ha specificato: Forse questa è lultima composizione che ho fatto perché sento che la MUSA mi sta abbandonando e non sarò più in grado di scrivere altro.
Per cui, a giusta ragione, sostiene il Bilotta, può ben dire di non lasciare la così detta OPERA INCOMPIUTA come è capitato a tanti altri Autori. Perciò non gli è rimasto ormai che selezionare e pubblicare, sempre limitatamente alle sue possibilità economiche.
Come per le precedenti pubblicazioni sostiene ancora che si è premurato di realizzare anche questa raccolta di poesie in vernacolo, per la maggior parte satiriche (e perciò meritevoli di qualche attenzione e interesse da parte del lettore, anche per la rivalutazione di termini dialettali ormai quasi in disuso, per non parlare di motteggi a personaggi locali e politici in parte velati, in parte palesi); e tutto ciò con sforzi indicibili e sacrifici dogni sorta, per farne affettuoso omaggio affinché, con: CARRICATURI, non senza qualche punta di egoismo, si ricordino di lui e, quindi, rimanga traccia, (quantunque labile e illusoria), per qualche tempo ancora del suo passaggio sullo scenario del Mondo.
Unaltra curiosità è quella che egli mai si sarebbe sognato di pubblicare i suoi scritti, alcuni dei quali risalgono allinfanzia, proprio in questo periodo della sua vita.
In verità ha avuto sempre in animo di farlo, ma essendo in piena attività produttiva, quantunque sempre in istato di apatia ed assente dalle cose del mondo, rinviava la realizzazione e così ha infoltito considerevolmente la sua pila di scartoffie.
Ad un certo punto però, risvegliandosi quasi dallo stato di letargo per motivi di salute (da cartelle cliniche risulta che ciò ha avuto inizio nellanno 1992), ha cercato di correre ai ripari incominciando a fare pubblicare per non lasciare, come già detto, lOpera Incompiuta anche perché si è accorto che non aveva più niente da dire e che la sua mente, distratta da travagli esistenziali, era divenuta arida, esausta, quasi una Ta- buia rasa, e così si è affrettato a dare alle stampe la prima raccolta dei Sonetti, poi quella delle Liriche, Odi e Satire, come terzo libro, definendo questo suo interessamento: I libri terapia, sì, proprio così; egli sostiene che gli servono quale terapia perché limpegno che mette a far ciò lo distrae dalla sofferenza fisica e dallapprensione della dipartita.
Ora è alla sua ultima fatica, al suo ultimo libro terapia, quello (o questo) che è in vernacolo e che comprende tutte le sue opere scritte accuratamente in lingua madre pizzitana.
Però, realizzata anche questaltra raccolta, che è lultima, si chiede che farà dopo per distrarsi, per impiegare il tempo!?, che espediente escogiterà perché gli faccia da terapia?
Forse accosterà e incollerà pietra a pietra, come già ha incominciato a fare durante le lunghe notti del passato inverno, incollerà madrepora a madrepora, fossile a fossile per comporvi simulacri di personaggi in miniatura e dinosauri, coccodrilli, elefanti, ippogrifi e via dicendo, carpendo così e appropriandosi di tutta larte di milioni di anni della Natura e del lavorio del mare nel suo eterno andirivieni e tutto ciò, dice, per un po di terapia per un corpo sofferente e per unanima malata.
- Caterina Sardaneffi
Pizzo,
27 giugno 1996