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I Gioielli di Carolina Murat PDF Print E-mail

 

I gioielli appartenuti a Giocchino Murat e a Carolina Bonaparte, ora in una collezione privata calabrese, aggiungono un nuovo capitolo alla storia dell’oreficeria dell’inizio dell’Ottocento. Le poche notizie connesse ad alcuni di questi pezzi, unitamente a quelle riguardanti i gioielli di provenienza murattiana, conservati nel Museo Napoleonico di Roma, li pongono come oggetto di attenzione non solo per la loro bellezza, sono tutti di ottima qualità — ma anche per la cornice storica in cui devono essere collocati. I gioielli, il cui valore particolare è costituito essenzialmente dalle vicende che li hanno coinvolti , si pongono come oggetti emblematici di un periodo: la collana e il pendente con le effigi dei due sposi intagliati a forma di cammeo unitamente ad un altro girocollo con un cammeo raffigurante una testa di dio romano e gli orecchini inpendant, un orologio con l’effige di Carolina, la chiavina per caricarlo legata al sigillo, una tabacchiera con ancora dentro la polvere di tabacco. Sono, tutti questi, oggetti che facevano parte integrante del costume dei due famosi personaggi ma anche, più genericamente, di quello di ogni gentiluomo o gentildonna del primo Ottocento, dove per costume si intende non solamente l’abito ma anche l’insieme degli elementi che costituisce l’abbigliamento, dai gioielli agli accessori. È, quindi, interessante, nel nostro caso, poter affiancare a degli oggetti i nomi di coloro che li hanno commissionati e posseduti, fatto assai raro nello studio di questo specifico campo di ricerca. Infatti, appartenendo le gioie (là dove questo termine coinvolge sia gli ornamenti personali, che le tabacchiere, gli orologi, i ventagli, ecc.) ad un genere estremamente ambìto dai collezionisti, hanno nella maggior parte dei casi perso gran parte della loro valenza di oggetti d’uso e comunque di oggetti legati al gusto e alle figure dei possessori, essendosi sciolto ogni legame con il loro background storico. Se le vicende dei gioielli di Carolina Bonaparte non avessero seguito la tragedia che trascinò con sè tutti i componenti della famiglia napoleonica alla fine dell’avventura dell’Imperatore francese, li avremmo visti nel corso degli anni, come è successo con quelli conservati nel Museo Napoleonico di Roma, tramandati di madre in figlia fino alla musealizzazione odierna’. I due gruppi di gioielli, quelli della collezione calabrese e quelli del Museo Napoleonico, appartengono ad un arco cronologico di circa vent’anni e testimoniano le tipologie più comuni in uso tra Sette e Ottocento. Laparure, che si era affermata nel secolo XVIII, continuava ad essere usata, anche se con caratteri leggermente diversi, all’inizio del successivo, quando l’abito, che rievocava, nelle forme sciolte, nei tessuti leggeri, nella profonda scollatura e nella vita alta, quello classico, necessitava di un corredo di gioielli che visi adattasse. L’adesione totale di Napoleone a questo stile e il rinnovato fasto della corte dettero impulso alle arti suntuarie permettendo ai gioiellieri di sbizzarrirsi, finalmente, dopo la repressione subita a causa dei rigori rivoluzionari giacobini. Forse proprio questo rigore, parallelamente alla riscoperta dei gioielli classici, fece nascere l’interesse per i materiali ‘alternativi’, non tanto perché meno preziosi, ma perché privi di quelle caratteristiche che avevano improntato gli ornamenti dei due secoli precedenti. Solo nelle parz’res da sera riappaiono, infatti, le pietre preziose e, in particolare, il diamante, che aveva trionfato in Francia, e poi nel resto d’Europa, fin dall’era del cardinal Mazarino nel XVII secolo. Dopo l’oblio rivoluzionario, Napoleone aveva rivalutato questa pietra, utilizzandola per i gioielli dell’incoronazione (furono smontati i gioielli borbonici) e richiamando, a questo scopo, gioiellieri in auge presso gli ultimi re francesi, la cui abilità fece superare al futuro Imperatore ideologie politiche che potevano contrastare con queste scelte. Fondò, inoltre, una scuola in cui si insegnava a giovani sordomuti a tagliare le pietre e a montarle in gioielli?. Contemporaneamente nasce presso i nuovi cortigiani
 
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