Grazie alla sua posizione strategica e alloperosità degli imprenditori portuali, ai primi dellttocento, lapprodo di Pizzo era diventato uno dei più attivi scali marittimi della regione.
Secondo il decreto per sistemare il servizio dei porti del regno delle Due Sicilie del 23 aprile 1817 i porti più importanti della Calabria erano: sullo lonio Crotone di terza classe, sui tirreno Reggio e Pizzo, di quarta classe.21
Ma andiamo con ordine e iniziamo dalle origini. Il Tranquillo individua nei pressi della spiaggia della marina, in prossimità del costone roccioso su cui si erge la città napitina, cinque isolotti che nellinsieme compongono lantico porto naturale di Pizzo. I cinque scogli di pietra arenaria denominati: la Punta, oggi Pizzapundi, la Pietraperciata, insabbiata nel 700, e le Treppietre costituivano anche un rifugio per i velieri sorpresi dalla tempesta.
Il Canonico Tranquillo, parla degli ospiti illustri che nel passato approdarono nella rada di Pizzo, sostenendo che Ulisse ancorò le sue barche nella piccola rada napitina in cerca di acqua, poi cita Cicerone e infine SantAntonio da Padova (1221).22
Il caricatoio di Pizzo, ammesso nel 1648 assieme a quello di Crotone, era utilizzato, in quel periodo, soprattutto per imbarcare legname tagliato nella zona. Ma era sviluppata anche la pesca, con due tonnare in possesso feudale nel 600, divenute quattro a fine 700. Ed in tale periodo si era consolidato un fondo ceto mercantile, che nel 1778 aveva fondato un Monte dei Padroni di barche. Francesco Saverio De Leon nel 1792 contava infatti 13 barche per viaggiare e 33 da pesca con 140 marinai di feluche e 250 per la pesca.
Il Galante, nel quadro della sua analisi economica del Regno di Napoli, fornisce anche un quadro dinsieme delle dogane marittime delle coste calabresi tra il 1778 e 1792. In quel periodo sul versante tirrenico erano sede di dogane in Calabria Ultra: Nicastro, Pizzo, Monteleone, Tropea, Nicotera, Rosarno, Palmi, Bagnara e Scilla. Quelle che registravano un maggior traffico erano Pizzo principale punto di imbarco del legname delle Serre e la dogana di Palmi.23
Da Pizzo, come risulta da una relazione del direttore delle dogane di Calabria dcl 1792, si trafficano per lo più seta, olio, legname, uva passa, fichi per Napoli e altri luoghi della provincia del Regno, mentre si noleggiano barche da esteri per Genova e Livorno cariche di olio.24
Durante il periodo murattiano, con la promozione di Monteleon a capitale di provincia, il porto di Pizzo assume enorme importanza tanto che sia Re
Giuseppe Bonaparte che lo stesso Re Murat vi sbarcarono e imbarcarono con le proprie truppe nel 1806, 1810, 1815. Il periodo di maggiore importanza commerciale per il porto si ebbe comunque ad iniziare dal 1816 grazie anche alle numerose agevolazioni e licenze reali concesse alla città in seguito alla cattura di Murat, dai Borboni di Napoli: monopoli del sale, della farina, dei medicinali.25
Durante la restaurazione borbonica, Pizzo è anche sede di Agenzia consolare, con la presenza dellagente ellenico Castiglione Morelli dipendente dal console generale greco di Napoli e Sicilia.26
In questo periodo si registra unimportante innovazione nel settore dei trasporti marittimi: quello dellintroduzione del vapore, che fornisce loccasione agli imprenditori europei per concentrare i propri interessi nel settore. La prima compagnia per la navigazione a vapore nasce a Napoli nel 1818; già a partire dal 1844 un servizio di battelli a vapore svolgeva un regolare servizio di collegamento lungo le coste del regno. Erano collegati con Napoli gli scali tirrenici calabresi di Paola, Amantea, Pizzo, Tropea, Gioia e Reggio.27
I tempi come si vede stavano cambiando, la flotta mercantile si stava rinnovando, gli storici velieri in legno cedevano la rotta alle nuove e moderne navi in ferro. La nuova flotta richiedeva approdi sicuri e fondali adeguati.
Pizzo, purtroppo, in quel periodo non ha saputo adattare le proprie strutture portuali alle esigenze dei nuovi mercati.
Infatti, a seguito di una protesta firmata da molti comandanti di bastimenti in cui si minacciava di non approdare più a Pizzo se gli enti competenti non avessero provveduto a costruire un rifugio più sicuro nella vicina rada di Santa Venere.
Le autorità locali presero atto delle reali difficoltà e fecero regolare petizione al re affinché nellinteresse commerciale della regione venisse preparato un progetto di attuazione per il nuovo porto.
Santa Venere era nel 1830 una zona malarica disabitata ma che si prestava bene allormeggio delle navi. Così, verso la fine del 1866, il consiglio comunale di Pizzo festeggiava linizio dei lavori del suo secondo porto a Santa Venere. Ma lo stesso nasceva in territorio di altro comune per cui con landar del tempo, tutta la nascente città, porto compreso, fu definitivamente annessa a Vibo Valentia.28
I vibonesi non fùrono entusiasti della nuova struttura portuale e nel 1885 nel momento in cui il governo nazionale decise di dare corso con nuovo decreto alla ripartizione delle spese necessarie per la costruzione del porto di Vibo Marina, il consiglio comunale della città, pur di non pagare il contributo assegnatogli
per la realizzazione dellopera, si espresse contro la costruzione con la seguente motivazione:
Ciò che rende assolutamente insopportabile il carico che si vuole imporre al comune di Monteleone, è il fatto, che malgrado il porto di Santa Venere sia sito in un lembo del suo territorio, gli abitanti e lamministrazione non se ne possono vantaggiare in alcuna guisa. Ogni ipotesi, o speranza di utilità viene eliminata per la lontananza stessa del porto dallabitato... per tutto quel cumulo di sentimenti, di bisogni e di aspirazioni che ci tengono avvinti con vincoli cosi saldi a questo monte... siamo montanari, che non possiamo avere nel porto un interesse diretto. . .Ma giammai essa potrà promuovere qualche vantaggio peculiare di questa popolazione, giammai il Municipio potrà trovarvi risorsa alcuna per corrispondere allonere che gliene deriva. Nella prima metà del 900 tutti gli uffici e le attività portuali di Pizzo, si trasferirono a Vibo Marina:
Nel 1927 i portuali di Pizzo si trasferirono a Santa Venere e nel 1932 costituirono la Compagnia Portuale S. Giorgio.
La Capitaneria di Porto di Pizzo rimase operativa fino al 31 Luglio 1942 in base alle disposizioni del R.D. 25 Agosto 1940 e del D.M. 8 Luglio 1942, la Capitaneria di Pizzo infatti, veniva soppressa con decorrenza 1 Agosto 1942. Lultimo comandante è stato il Ten. Colonnello di Porto Francesco De Angelis.
La caserma della Guardia di Finanza invece, rimase a Pizzo fino ai primi del 1960, prima alla marina (Larghetto Licastro) e successivamente nel cuore del centro storico (via Napitina). Lultimo comandante della caserma di Pizzo è stato il Maresciallo Bartone.
Anche lUfficio del Registro (comunemente detto Registru A bbullu) rimase a Pizzo fino al 31 Dicembre 1972.
La sede dellUfficio del Registro (oggi Agenzia DellEntrate) era in Piazza della Repubblica a lato della Scuola Elementare. Lultimo Direttore è stato il Dottor Giuseppe Albano.