Le merci che di solito si imbarcano nei porti calabresi, alla fine del 700, sono ben caratterizzate: olio, legname, seta. Le barche che trasportano queste merci seguono rotte abituali, consolidate nel tempo.
Qiesti traffici regolari si collocano dentro un complicato sistema di linee costiere percorse in ogni direzione da piccole imbarcazioni.
Laffollamento del mare è il risultato dellintreccio fra un livello relativamente alto di mobilità e la situazione disastrosa delle vie di terra, causata dalle difficoltà naturali e dallincuria umana: larteria principale, la Napoli-Reggio, che dovrebbe seguire la linea di costa, alla vigilia del catastrofico terremoto del 1783 manca spesso di ponti e guadi praticabili, e solo nellottocento diventa carrozzabile.
Così il mare svolge una ruolo di supplenza anche per scambi minuti fra luoghi assai vicini in linea darea e lontani dalla costa; nel 1782, infatti, dalla bottega di Giorgio Camillò del Pizzo viene prelevato da due bastasi un sacco di zucchero bianco giusto per scenderlo in questa marina e imbarcarlo su di una barca che andava in S. Eufemia per condursi in Nicastro.34
Il mare diventa la via privilegiata soprattutto per traffici a lunga percorrenza come queffi che approvvigionano il grande mercato napoletano: ad esempio queffi di . .padron Filippo Rosi di Pizzo, che parte con la sua barca dalla marina di Gioia nel maggio 1775 con due sportoni di lardo e sopressate per suo conto, una confezione di cacio salumi e lardo, 9 quartalori di vino, 14 fiaschi di vino greco, 12 fiaschi di olio per conto di tre personaggi locali, e infine un fasto piccolo e 14 quartalori di olio destinato, in parti uguali di 99 rotoli ciascuna, a 25 diversi acquirenti napoletani, 6 dei quali istituzioni
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Da Pizzo partivano adirittura interi convogli come attestato da . .Padron Vito Sangregorio che nel 1808 parte con la sua barca ad un albero nominata Santa Maria di Porto Salvo con altre cento trenta barche alcune del Pizzo e altre forestiere per Napoli accompagnate da tre cannoniere reali sotto il titolo di convoglio..
Le barche pizzitane trasportavano olio, seta, formaggi, salumi, tonno, alici salate, tarantello, schioppi (fucili), obice di bronzo (cannoni), pelle di lepre, polvere di mortello, tavole.36 Le merci pizzitane venivano trasportate anche allestero come si evince dallatto registrato nellaprile del 1811 dal Notaio Giorgio Rizzo dove risulta che il capitano Giorgio Strombotti di nazione Greca comandante la polacca nominata San Nicola con bandiera ottomana, in virtù del contratto stipulato nellImperial Cancelleria Ottomana di Messina, il quattro dicembre del milleottocento e dieci fra il comparente ed il Signor Gervasio Fiorentino qual commisionato del Signor Vincenzo Rossi di Napoli, esso comparente Capitan Giorgio obligasi di caricare su detto legno da parapetto a parapetto quelle merci che detto Signor Fiorentino avrebbe mandato a bordo trasportarle e scaricarle in questo Golfo di Santa Eufemia e di la con la detta polacca trasferirsi in questa marina del Pizzo, ove caricare altre mercanzie del suddetto Signor Rossi e trasportarle a Tunisi. Latto è di notevole importanza perchè documenta, il rapporto commerciale tra Pizzo e le coste nord-africane.