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Monografia dello scalo marittimo di Pizzo PDF Print E-mail

 

Sull’importanza storica e commerciale dello scalo marittimo di Pizzo nel corso dei secoli è utile trascrivere una relazione redatta nel 1951 dalla Capitaneria di Porto, ricca di dati che certificano tra l’altro che le attività commerciali continuarono anche dopo l’apertura del porto di Vibo Marina fino ai primi anni Cinquanta del secolo scorso, pur limitate al solo carico sulle “Marticane” del legname proveniente dalle Serre. Molti autori vogliono far risalire l’origine di Pizzo alla colonizzazione Greca, è precisamente dei  focesi. la questione è controversa. Le notizie storiche della località rimontano al 1363, anno in cui nei pressi della punta rocciosa, ove ora sorge Pizzo, venne edificato un monastero dell’ordine di S.Basilio, dipendente da altro dello stesso ordine già esistente nella vicina costa di Maierato. Nel 1380, sorse la necessità di proteggere dalle incursioni dei pirati, approdati nella vicina insenatura della “Seggiola’ l’abitato che era sorto nei pressi del monastero, e vennero pertanto costruite due torrioni a difesa della predetta insenatura, e mura a protezione della città. Pizzo, salvo breve periodi di appartenenza al Demanio Reale, fu feudo di Ruggero di Lauria, dei Principi di Mileto e del Duca dell’Infantado. Sul finire del XV sec. gli Aragona vi fecero costruire un castello, attrezzandolo a difesa della città, e destinandovi un ufficiale quale comandante della fortezza. Dopo il terremoto del 1542 le mura furono ricostruite e rafforzate. La città subì successivamente altri terremoti ne 1638, 1659. 1783, 1905, 1908, che causarono forti danni anche agli abitanti della Marina. Nel 1594 Pizzo subì vittoriosamente l’assedio del rinnegato Cigala, al servizio dei turchi, che comandava una forte squadra navale. La Rivoluzione del 1789 ebbe anche a Pizzo scontri sanguinosi in seguito alla ribellione della popolazione. Dopo aver seguito le sorti del Regno di Napoli, nel 1815 Pizzo fu tristemente nota per la fucilazione di G. Murat avvenuta in quel castello. Per tale avvenimento Pizzo fu nominata dai Borboni città fedelissima” ed ebbe privilegi aboliti nel 1860 da Garibaldi, subito dopo la conquista del Reame di Napoli. Anticamente fu utilizzato come scalo marittimo anche quello della “seggiola” (a Nord della punta rocciosa), che a quell’epoca rappresentava un discreto rifugio per i piccoli

velieri, non essendo ancora insabbiata l’insenatura. Ora la “seggiola” è la spiaggia ove vengono tirati a secco il maggior numero delle barche da pesca di Pizzo. Ma era la ‘Marina”, il luogo di approdo più frequentato e dove venivano tirati a secco e costruiti i numerosi velieri che formavano la marineria locale. La spiaggia della ‘Marina”, orientata a Nord-Sud era ampia e sabbiosa e ben si prestava al tiro delle navi e alla costruzione di esse. Nel 1874 fu aperta la scuola nautica e di costruzioni navali. Il commercio vi fu fiorente tanto che Pizzo nel XVI e XVII secolo era il centro commerciale più importante della costa occidentale Calabra, nel 1574 vi era una fiorente industria tessile. Nel mercato di Pizzo il 9 luglio, ogni anno, veniva fissato il prezzo della seta, allora abbondante in Calabria. Nello stesso periodo veniva esportata da Pizzo la canna da zucchero, notevolmente coltivata nel retroterra. A Pizzo affluivano i pescatori di corallo, che in quell’epoca si pescava, con notevole abbondanza e di buona qualità, nel golfo di S. Eufemia. Veniva pure imbarcata a Pizzo l’acqua ferruginosa di “Fontana Vecchia”, ritenuta medicamentosa. Si esportava tonno sotto sale e ferro proveniente dalle fonderie di Mongiana. I Monopoli di Stato continuano a mantenere alla marina di Pizzo importanti depositi di tabacchi, sale e fiammferi. Il traffico marittimo andò crescendo fino al 1896, anno in cui entrò in esercizio la ferrovia Napoli—Reggio, la quale assorbì il piccolo traffico locale e fece concorrenza al traffico di cabotaggio. Nel 1890 a Pizzo vi erano 2553 iscritti marittimi di I classe e 1860 di 2” categoria. Nelle matricole delle navi vi erano iscritti 73 velieri per 1557 tonnellate di stazza lorda e n. 319 galleggianti. Nella seconda metà del 1800 la circoscrizione territoriale del porto di Pizzo si estendeva da Scilla adAmantea e comprendeva i compartimenti di Gioia, Bagnara, Palmi, Scilla, Tropea e Nicastro. La spiaggia della ‘Marina”, che fino al 1862 era ampia ed in aumento, in seguito alla chiusura della bocca di Sud-Ovest dell’ancoraggio di Porto S. Venere (Oggi Vibo Marina,), andò man mano diminuendo. Nel 1905, nella zona della spiaggia a Sud dell’abitato, venne costruita una piccola banchina, protetta dai venti di maestrale della scogliera naturale della punta di Pizzo. Tale banchina, a causa della continua corrosione della spiaggia, franò ed oggi è completamente sommersa.

Le operazioni di imbarco e sbarco, limitate in genere al solo imbarco di legname, vengono effettuate a mezzo di piccoli imbarcazioni, che caricano direttamente sulla spiaggia, trasbordando su motovelieri (marticane,) che rimangono a non meno di 150 mt. da terra.
L’erosione della spiaggia, eliminando lo spazio per il deposito di legname, ha causato una forte riduzione di traffico marittimo, che si è spostato nel vicino porto di Vibo M. Non esiste Compagnia o raggruppamento di lavoratori Portuali legalmente riconosciuto. Le operazioni di imbarco vengono effettuate dalla spiaggia a bordo delle navi dai pescatori del luogo, e dalla strada alla spiaggia da manovale occasionale. Non esistono tariffe— Nei casi in cui si effettuano operazioni commerciali la mano d’opera viene compensata secondo accordi presi di volta in volta.
 

 
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