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PIZZO - LIVORNO Un intenso rapporto commerciale PDF Print E-mail

E’ noto che la nostra città aveva continui e consolidati rapporti commerciali con Napoli, capitale del regno, e con i paesi costieri del napoletano come Amalfi e Castellammare. Oggi, scopriamo che un intensa attività commerciale si era stabilita anche con la città di Livorno, basti pensare che i commercianti livornesi venivano personalmente a Pizzo a stipulare contratti di società con la marineria pizzitana per il trasporto di olio di oliva via mare. .“Nel 1779, infatti, Raffaello Arighi e Carlo Vinceizo Venuti ricchi mercanti Livornesi inviano al Pizzo un loro delegato tale Gaetano Ricci per acquistare metà del brigantino “La Vergine Addolorata” della portata di seicento salme di olio, l’altra metà rimane di proprietà di padron Vito Camillò del Pizzo. Il contratto societario stipulato con i livornesi prevedeva di far navigare il Brigantino con bandiera Napoletana e far viaggi da Livorno per Pizzo e da Pizzo per Livorno Tra i pizzitani e i commercianti livornesi esisteva un rapporto di reciproca stima; meraviglia e stupore, infatti, ha suscitato l’incidente capitato nel 1780 a Padron Saverio Pellegrino. “..La barca nominata Ulmmacolata Concezione è stata costretta dal Governatore di Giustizia e dai deputati di sanità del Pizzo a buttare a mare alcuni bottazzi di sarache (sarde) e aringhe. Vennero successivamente controllati le rimanenti aringhe e sarache rimaste dentro altri bottazzi - “ch’erano come lo sono riparate ed accomodate cioè tre suoli mediocri e nel mezzo puzzolenti, fetosi e fracidi e cosi fu proibita in questa città la vendita”. Padron Saverio Pellegrino proprietario della barca e della merce dichiarò “di essere stato ingannato dalla persona che li comprò in Livorno. Cosa non solita a farsi da mercanti Livornesi il perché e cosa notoria a tutti di questa città lo scrupolo di br coscienza, cautela ed indennità di chi spetta”. I mercanti Livornesi a giudizio dei pizzitani erano affidabili e “boni pagaturi”.

 
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