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UNA CITTA’ DI MARE PDF Stampa E-mail
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Pizzo, è stata ed è una città di mare, di svago, di incontri, definita la più salubre stazione balneare della Calabria.Saverio Di Bella e Giovanni luffrida nel libro “Di Terra e di Mare” (Rubbettino, 2004) evidenziano non solo l’aspetto commerciale ma anche quello ludico della città, della piazza, della marina. Leggiamo insieme.
Uno degli aspetti che distingue Pizzo dagli altri centri abitati interni è proprio nello stretto rapporto degli spazi collettivi con il mare, che anche nel Settecento è visto, non solo per i suoi riflessi economici, ma anche in termini ludici ed estetici. Viene registrata la presenza di persone che “si ritrovano nello spontone” della “pubblica piazza” alla vista del mare per loro divertimento, tanto da poterla definire città ricettiva.
Pizzo, che con un ampia e più articolata varietà di attività artigianali in grado di dimostrare da sola un flusso intenso di persone, è una città di fondachi e di “hospiti”, come quello dei domenicani, e della più antica collegiata della diocesi di Mileto. E’ città cospicua per l’amenità dell’aria, sito, struttura, ornata di edifici pubblici ed ecclesiastici, e residenza molte famiglie nobili sia della provincia, che di nazione estera.
Infatti, oltre al diffuso e costante rapporto con il mare da parte di famiglie benestanti, la presenza di famiglie d’origine spagnola è legata anch’essa alle attività di mare. Oltre ai vari fiduciari della corte ducale che si alternano nel governo del territorio locale, si nota la presenza di piccoli imprenditori spagnoli, come Giuseppe Santandres dimorante da più anni a Pizzo e Giovanni Soler, che possiede anche una casa in contrada la timpa. Ma l’impossibilità di proseguire la sua attività di uomo di mare, a causa della lontananza dei suoi eredi residenti S. Filippo in Spagna, lo induce a vendere “tutto il mobile di casa” e l’attrezzatura peschereccia.”
La geografia dei palazzi laici e ecclesiastici, le attività commerciali, le strutture conventuali e religiose (ospizi) sottolineano e dimostrano il continuo movimento di persone e cose, e la conseguente qualificazione economica e produttiva della città.
La presenza del mare sembra trovare, quasi volutamente, un significativo riscontro anche nei colori di oggetti all’interno delle case di Pizzo, come tra le cose di Cornelia Capri “un panno di creatura di lana d'oro foderato con drappo acquamarina.
Il rapporto con il mare è dichiarato esplicitamente dalle architetture, la cui tipologia edilizia più diffusa nei centri marittimi dove risiedono imprenditori patroni, artigiani, è costituita dalle case palaziate “consistenti in più camere, tre superiori, medi e bassi; ma soprattutto da case d’abitazione con l’astrico scoperto”.”
Pizzo è diviso urbanisticamente in due zone distinte ma complementari alla sua vocazione marinara: la piazza e la marina.

La piazza di Pizzo si può assimilare a un fondaco (dall’arabo fundiq, bottega, deposito) all’aperto del tutto particolare, luogo di incontro ma anche di scontro, dove prevale dal punto di vista estetico il palazzo del barone Francesco Antonio Tranquillo grazie agli stupendi lavori, su progetto dell’Ingegnere Fabrizio Frangipane, di “accomodamenti e acconci” del suo palazzo con un imponente particolare architettonico: una loggia di pezzi della Rocchetta, nella facciata della piazza”. Ma è anche lo spazio pubblico dove si concentrano botteghe “di merce, negozianti in piazza” in cui le donne svolgono un ruolo attivo, come donna Mattea Leone, che” tratta l’affari di negozio, e la tenuta della bottega di merce, con somma attività e geloso manegio, onde andassero avanti con vantaggio”. E’ qui, o nelle osterie poste nelle immediate adiacenze che si sviluppano le condizioni per il commercio carnale”, proprio a due passi dalle “carceri formali” del castello. 

I negozi, forniti di ogni genere dimostrano il grande movimento commerciale del paese.Dall’inventario delle “robe” che si trovano nella taverna di Pasquale lozzo si può aprire una finestra per conoscere l’interno: trentatre “pezzi di cacio”, dodici forme più piccole, tredici stora di olio, sapone, trentacinque tomoli di orzo, dodici pezzi di lardo, tonnina salata, baccalà, due badalocchi di roba salata, due cantara di "maccaroni."

Nel 1910 i giornalisti Louis e Charles Fouchier cosi descrivono la piazza:
D’avanti a noi, una via si apre larga ma sovrastata da archi che la attraversano e che sono, nello stesso tempo, ponti corrispondenti alle stradine della città alta. A destra e a sinistra si allineano delle cantine e dei magazzini nei quali gli scaricatori ammassano casse, barili, colli di tutte le dimensioni. Una moltitudine di asini rossicci, legati a degli anelli fissati ai muri aspetta la chiusura del mercato che ha luogo nella piazza vicina. Questa piazza, al centro di Pizzo, è vasta e soleggiata ed è circondata dal mercato, dal palazzo municipale, da case borghesi, negozi e taverne.
Non era difficile a questo punto intuire perché la piazza di Pizzo nella

toponomastica era indicata come “Piazza del Commercio”.La marina, invece, rappresenta l’area di cerniera di Pizzo verso tutta la Calabria, centrale e con i suoi fondachi evidenzia il ruolo nella gerarchia dei porti.
I Fondaci, cioè i magazzini per le merci, si trovavano ai piani bassi delle abitazioni sul porto.
Certamente rappresentativi nella marina di Pizzo, sono alcuni “magazzini detti il fondaco vecchio” di Pascale Stanganelli, dove si trovano depositate delle munizioni per la necessità militari del regno. Secondo notizie dell’anno 1815 in periodo delle operazioni militari a Pizzo, risulta rilevante la consistenza del palazzo della marina, di cui la metà appartenente a Stefano Stanganelli, consiste in sei magazzini: cioè il magazzino detto l’arsenale degl'oli, il magazzino scoperto detto bombe, e gli altri tre magazzini contigui all’altro e fan parte dell’antico fondaco dè sali. Quattro magazzini ultimi, ed arsenale formano la lunghezza di palmi 54, al lato di ponente dal puntone che guarda la rocchetta, e da questo stesso sul magazzino, palmi 88.
L’importanza strategica dei magazzini della marina è messa in evidenza dal bando pubblicato il 26 ottobre 1809:

 

Avviso. Essendo superato al bisogno dell’artiglieria per corrente anno 1809 mille cantara di ferri forgiati assortiti provenienti dalla manifattura delle Mongiana, si previene il pubblico che il medesimo sarà esposto alla vendita nelle ferriere e né depositi del Pizzo e di Catanzaro

 

La funzione di punto di confluenza di prodotti implica una trasformazione edilizia significativa della marina, che diventa area di deposito di prodotti in arrivo e in partenza, ma anche di lavoro dei gestori come Nicola Vinci che, su incarico del marchese di Arena, custodisce il frumento “ammassato et ammagazenato in uno dei migliori magazeni”.
La marina di Pizzo rimane un punto di riferimento costante per le più importanti attività economiche, tanto che Francesco Caparrotta di Maierato chiede di poter trasferire la propria farmacia nella marina di Pizzo, “luogo di molto commercio”.
 


 

 

 

 


 

 
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