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La Settimana Santa PDF Print E-mail
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A Pizzo, introdotta dalla Domenica delle Palme succede la «Settimana Santa». Col «Lunedì Santo» hanno inizio i veri e propri Riti della Pasqua. La sera del Mercoledì Santo» è dedicata all’allestimento scenico della rappresentazione della "Via Crucis", col «Giovedi' Santo» si dà inizio al «Triduo Pasquale», che sintetizza e riassume il mistero della Passione», «Morte» e «Resurrezione» di Gesù e con cui si conclude il tempo della Quaresima. Il «Triduo» è il culmine di tutte le festività pasquali, che inizia con la "Messa d”i Missi" (Messa in Coena Domini) della sera di Giovedì Santo e si conclude con la «Veglia di tutte le veglie» e la "gloria" di mezzanotte del Sabato Santo. Nella Chiesa di San Giorgio il rito è accompagnato e completato dalla particolare e scenografica funzione della lavanda dei piedi ai 12 Apostoli. Attesissima è la «Processione degli Apostoli», rappresentati da alcuni fedeli della Chiesa di San Sebastiano, vestiti con paramenti appropriati, che nelle prime ore della sera, preceduti dal Priore, dagli asistenti e da tutti gli altri “fratelli dell’Arcioonfraternita di San Sar sebastiano, procedono, fino alla Chiesa di San Giorgio, dove si sistemano a semicerchio sull’altare maggiore, con al centro il parroco. Al termine della messa vespertina dell’Ultima Cena (‘a Missa d’i Missi), il saoerdote, in solennenità, porta l’Eucarestia all'altare della «Reposizione», detto comunemente «Sepolcro». Durante la messa, il parroco lava e bacia i piedi dei 12 Apostoli, quindi viene fatto scendere il grande telone dei pittori locali Carmelo Zimatore e Diego Grillo che rappresenta la crocifissione di Gesù sul Calvario insieme ai due ladroni. Da questà momento le campane non possono più suonare. Il Venerdì Santo è interaramente dedicato alla «Passione del Signore» (dai pizzitani detta “Agonia”) ed alla «Processione dell’Addolorata» che, partendo dalla Chiesa di San Giorgio Martire, accompagnata da una folla strabocchevole, raggiunge la chiesa di San Sebastiano. al cui interno si svolgono i riti’ delle «Sette Parole» e dell'incontro della «Ndoloràta» col Cristo Crocifisso. All’esterno, invece, si crea una moltitudine di gente per cui tutte le strade del centro storico intorno alla Piazza della Repubblica appaiono strapiene. La statua della Madonna «‘Ndoloràta», portata a spalla, dai marinai, si avvia verso l’esterno, seguita dalla folla dei fedeli che si trovano in chiesa, a cui man mano si aggiungono gli altri che stanno aspettando fuori. La piazza è completamente libera al centro, dallo «Spuntone» alla Chiesa dell'Immacolata Concezione. La processione per il solito e noto percorso, per «Via Musolino, «Timba», «via castello», «Spuntone». La «‘Ndoloràta», all’ altezza dello «Spuntone» si ferma. Dal lato opposto, mentre la Ndoloràta» avvolta nel suo manto nero riprende il lento cammino verso 'u "Carbàriu" (il Calvario), simbolicamente rappresentato dalla Chiesa di San Sebastiano nella zona alta del paese. San Gianni, trasportato a spalla da otto robusti giovanotti di gran corsa attraversa la piazza fino ad incontrarsi ed affiancarsi alla «Ndoloràta». La fiumana umana osserva compostamente e in un silenzio interrotto soltanto dal cupo e triste suono di un tamburo listato a lutto. La «Affrundàta’ è avvenuta: la Madonna è stata avvisata che il suo diletto Figliolo è morto sulla Croce! La processione procede fino alla Chiesa di San Sebastano, dove si trova la bara del Cristo Morto {'U Signùri Mortu). Il, Sabato Santo, presso la Chiesa di San Sebastiano, si è preparata la Processione del Cristo Morto ('U Signùri Mortu), molto attesa, altrimenti detta la «Processioni di l'Angialèji», cioè la processione che accompagna il Cristo Morto nella mattinata del Sabato Santo, dentro una bara coperta di veli. La sera del Sabato Santo, l’Addolorata, che al termine della processione, insieme alle altre statue, è stata portata nella Chiesa di San Sebastiano, è stata scesa, sempre in processione, verso la Chiesa di San Giorgio, alla quale appartiene: trattasi di una processione di «trasferimento». Ci sono state alcune ore d’intervallo da dedicare alle preghiere e alle meditazioni personali, poi, il Triduo Pasquale, apertasi con Cena del Signore, si è concluso con la «Missa d’a Gloria» della mezzanotte, preceduta dalla celebrazione della «Veglia Pasquale», nell'attesa della Risurrezione del Cristo. E’ la notte della veglia in onore del Signore, quella che Sant' Agostino chiama «la veglia madre di tutte le veglie». E’ la notte in cui si celebra il passaggio del Signore per salvare e liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù, passando alla vita vincendo la morte, la grande nemica dell’uomo. E’ la notte in cui si celebra il memoriale del passaggio dell’uomo in Dio attraverso il Battesimo, la Cresima e la Comunione. La Domenica di Pasqua è dedicata allo scambio degli auguri di pace e di perdono.