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La verita' su Piedigrotta

 

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La Vicenda Murat PDF Stampa E-mail
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In un articolo Publicato il 1° maggio 1925 della Rivista "Nuova Antologia". Giustino Fortunato l’illustratore uomo politico, storico e saggista nato a Rionero ii Vulsero infondate le voci corse all’indomani dalla fucilazione di Gioacchino Murat le quali sarebbe stato lo stesso governo borbonico a indurre il cognato di Napoleone alla temeraria impresa di “Calabria”, facendogli inviare, con subdole arti, da generali e funzionari, gia’ suoi partigiani, bugiarde informazioni riguardanti il publico sentimento a favore del suo ritorno.

Amaramente il fortunato sottolinea che tale fantasiosa versione o di una delle << ferocissime ire di parte >> che spingevano i calabresi ad accusarsi a vicendati fatti ignominiosi.Intanto mentre era alla ricerca, risultata infruttuosa, di qualche scritto che potesse eventualmente avallare quella diceria, Giustino Fortunato, frugando tra le carte custodite all’archivio di stato di Napoli, rintraccio’ ben altro interessante documento << Ancora Inedito>> : il racconto delle ultime ore di Gioacchino Murat.

Racconto stilato da uno dei quattro ufficiali che il generale Nuziante pose accanto al prigioniero << ingiungendo loro di non piu’ lasciarlo e prender nota d’ogni sua parola>>..Queste ultime sono frasi contenute nel rapporto che lo stesso generale Nuziante spedi’ da Monteleone << antico nome di Vibo Valentia>>, il 25 ottobre del 1815 al principe ereditario Francesco I° di Borbone che si trovava a Palermo. Accluso alla lettera era il << foglio di dialogo>> che riportiamo qui’ appresso, cosi’ come Giustino Fortunato lo inseri’ nell’accennato fascicolo della <> facendolo precedere dalle scultoree righe che vi seguono:Ed ecco, da me fedelmente trascritto, il commovente asmatico estremo colloquio di una delle piu’ tipiche figure dell’epopea Napoleonica, tanto somigliante a quelle degli antichi paladini, vedendo il gran movimento dell’acque cagionate com’essi bello di aspetto e splendido della persona, audace e magnifico nei cimenti; l’estremo colloquio di chi, votato dalla morte, alteramente la guardia.

 

  • Foglio di dialogo !!

 

Ultimi e veri discorsi proferiti da Murat
nell’ultimo suo giorno, dal momento in cui gli annuncio’ da quattro ufficiali, destinati all’uomo, l’ordine del governo, cioe’ di essere giudicato da una commissione militare, fino all’ultimo momento della sua vita. Onde dare piu’ precisione a discorsi suddetti, si e’ stimato convenevole portarli in dialoghi, restano nell’intelligenza che il partito prescelto da 4 ufficiali, durante la loro destinazione inquadrarlo, fu quello di non cosi’ facilmente rispondere a’ discorsi, che forse egli avrebbe pronunciato in quell’occasione; poiche’ cou un uomo soggetto a degli annunci simili, e che, in conseguenza, conta sospettoso ed agitato i minuti che trascorrono della di lui vita, e tante volte soggetto anche a delirio e alla disperazione in alcune proposizioni, ha piu’ efficacia il tecere che pensatamente e arditamente rispondere a colui, che per la circostanza stessa, giova piu’ la prudenza che tutt’altro risentimento, sebbene giusto.

Questa linea, segnata al margine, indica una una certa pausa da un discorso all’altro. Gli ufficiali destinati come sopra, si presentarono alle ore 8, giorno 13 ottobbre , all'abitazione di Gioacchino Murat. Entrando nella piccola sala, videro il cameriere dell’anzidetto in sulla porta in una cucinetta, dentro della quale eravi il di lui padrone, cui assisteva.

 

  • UFFIZIALI AL CAMERIERE. << à vous, sortez dehors.>>

  • CAMERIERE.   << à moi?>>

  • UFFIZIALE.  << oui.>>

  • CAMERIERE.  << Sire, on veut que je sort. >>

  • MURAT.   << porquoi? > >

  • UFFIZIALI.   << questo e’ l’ordine che abbiamo ricevuto.>>

  • MURAT. << ne peut pas rester avec moi, donc? > >

  • UFFIZIALI. << no monsieur.>>

Il cameriere sorti’ fuori col volto impallidito, guardando al cielo, e sembrava che il cuore gli avesse quasi che presagito il fine del suo padrone.

 

Abbigliamento di Murat:

calzone, alquanto cascato di panno bleu, costruito dalla pantalona; calzetta di seta, color di carne, scarpe gialle, scamosciate; e un berrettino alla testa di seta nera, a maglia.— In atto di lavarsi le mani.

 

  • UFFIZIALI. << signore, il signor comandante vi fa sapere, che e’ ordine preciso del governo che vio siate assoggettato ad un corte militare. >>

A queste parole impallidi’ alquanto, ma si rimise sul momento

 

  • MURAT. << io ad una commissione militare? E che son ‘io, un brigante?... Eh…, morto!... Signori, permettetemi che mi lavi>>.

  • UFFIZIALI. << servitevi >>

  • MURAT. << Ma avanti di voi, come posso mai…., e bene? >>

Si dispose a lavarsi, ma, al momento, si affibio’ i calzoni, entro’ nella sua stanza piuttosto furibondo, e si sede’ sul letto. Gli ufficiali a cui era consegnato vita per vita, presero piazza come meglio credettero per la di lui custodia.

 

  • MURAT. << com’e’ possibile esser io giudicato da una commissione militare?>>.

  • UFFIZIALI. << voi non ancora sapete il risultato della commissione; potrebbe darsi che decidesse per la vita. >>

  • MURAT. << a me volete imparare cos’e’ una commissione militare? Queste sono cause di morte… Il governovuol ch’io mora, e moriro’ sicuramente.>> ma questo e’ un’assassino. non una commissione.

Non temo la morte, come non l’ho mai temuta tante volte che le sono andato incontro. Mi dispiace solo morire ignominiosamente; e poiche’ stimo assai la nazione Napoletana, mi rincresce che ci coprira’ di disonore per sempre presso tutte le nazioni.>> Giacche’ e’ destinata la mia morte …. Fosse subito….!!

 

S’intese un colpo di fucile in campagna ed egli disse: << ah, comincian gia’ le fucilate! Forse han fucilato qualcuno? passeggiando, e talvolta fermandosi: ma come, io sono condannato, senza esaminar les pieces che si son mandate dal condannato al governo?. Ma questo non si puol fare..

 

  • UFFIZIALI. << son cacciatori. >>

  • MURAT. << Per Ferdinando non e’ di nessun vantaggio la mia morte.>>

Con le mani piegate accosto al mento, e dolorosamente: << oh DIO… oh.. Dio… ! Ho…DIO !!>>

 

  • MURAT. << il tenente colonnello, spedito in Napoli con le mie carte, sara’ arrivato? >>

  • UFFIZIALI. << e’ molto facile perche’ il tempo e’ stato propizio. >>

  • MURAT. << col mare non si posson fare certi conti >>

  • UFFIZIALI. << noi siamo qua’ come facciamo a sapere. >>

  • MURAT. << fatemi il piacere di vedere se parla. >>

  • UFFIZIALI. << dal castello non si vede, ma mi informero’. >> esce e torna subito: << non dice nulla >>

  • MURAT RIMANE MERAVIGLIATO. << la notizia della commissione militare e venuta ieri per telegrafo? >>

  • UFFIZIALI. << no, signore. E’ venuta questa notte con un corriere.>>

  • MURAT. << ah.. No! No ! >>

  • UFFIZIALI. << potete esserne sicuro.>>

Murat:  io non so’ come si possa mandare un’ uomo al supplizio, dopo aver mandate le pieces , che saran giunte a Napoli.

 

<< io era munito di passaporto dalle potenze alleate per trasferirmi a Trieste, ed ivi unirmi alla mia famiglia. Ho dovuto fuggire da Marsiglia, da Tolone, dove la mia vita non era sicura. Sono andato in Corsica: la’ ho ricevuto il passaporto delle potenze, e son partito per Trieste. Per il cattivo tempo ci e’ convenuto approdare in una piccola isola disabitata, vicino alla Sardegna. Ho portato con me questa gente, che mi e’ stata sempre fedele, perche’ in Corsica l’avrebbero massacrata sicuramente,dopo la mia partenza. In austria le avrei procurata una situazione. >>

 

<< Qua’ son venuto non per altro che per cambiare bastimento, perche’ quello dove io era imbarcato, si era inutilizzato. Son calato a terra, man dato sopra, e non m’han fatto parlare in nessuna maniera. >> << Se il governo mi vuol considerare come il conte Libon, sotto il cui nome io viaggiava munito di passaporto degli alleati, io sono stato insultato, e non doveva esserlo per legge. Se mi si vuol considerare come il re Gioacchino Murat, il governo mi deve trattare da prigioniero. >>

 

Credevo che era finita l’era del barbarismo. Non e’ cosi’.

almeno mi mandassero all’isola di SANT’ ELENA dall’Imperatore…

 

  • UFFIZIALI. << dove volete andare, calato a terra?. >>

  • MURAT. << dirigermi a monteleone dal governatore Nuziante, per indi andare a Crotone, dove avrei trovato de’ legni migliore del mio. >>

  • UFFIZIALI . << molto male. Quando era cosi’, voi potevate spedire un parlamentario, e voi non calare a terra; se tutti volevano sbarcare voi non dovevate permetterlo. >>

  • MURAT. << ah.., sono stato mal consigliato…>> con le mani piegate vicino al mento, e gli occhi bassi: << povera mia famiglia! >> Che dispiacere che dispiacere! Sciolse dalla catena dell’orologio un suggello, lo guardo’, e lo strinse alla parte del cuore, versando qualche lacrima.

  • UFFIZIALI. << forse su questo suggello e’ impressa l’effige di quella persona di vostra famiglia? Permettete che lo vediamo. >> Egli l’offri’, per farcelo vedere. V’era incisa la fisionomia della moglie. E dopo : << Asseyez vous, ne vous fatiguez pas. Sedete , sedete. >>


Prese un libro, il montetastasio, ed assiso sul letto, si pose a leggere. Quindi proferi’ :<< ho, che belle pagine formerebbe nell’istoria Ferdinando! Sentite il Temistocle, sentite, serse. Che belle pagine formerebbe, che belle pagine! … Mi condussero in Napoli; conoscerebbero cosi’ le mie ragioni. >>

 

<< Se Ferdinando addivenisse … con me, io rinuncerei a qualche cosa. La mia morte non giova a Fredinando, anzi e’ il contrario. Morendo io, non muoiono i miei diritti. Vi sono i miei figli. Io non ho rinunciato. RE Luigi torno’ sul trono di Francia dopo 25 anni, e Ferdinando stesso dopo 10. chi sa! >>

 

voi siete tutti Napoletani?

 

  • UFFIZIALI. << signore si!: >>

  • MURAT. << siete stati in varie campagne, ed in quella di Genova pur anche? >>.

  • UFFIZIALI. << si signore >>.

  • MURAT. << e siete ancora in questi gradi senza nessuna decorazione? >>

  • UFFIZIALI. << non avendo di che rimproverarci circa l’attaccamento al nostro sovrano, siamo contenti del nostro stato >>.

  • MURAT. << Noto molto la vostra condotta. Tante volte vi aveva mandato a chiamare dalla Sicilia perche’ sapevo che non eravate pagati e vivevate male. >>

  • UFFIZIALI. << Il dovere di buoni sudditi e di bravi ufficiali di onore ci ha fatto agire cosi’. Ci troviamo per altro contenti di aver preferito la miseria onorata ad ogni altro vantaggio. >>

  • MURAT. << Io noto assai questi vostri sentimenti di onore. Vi siete condotti molto bene >>

 

Si pose i tiranti a calzoni, e vesti’ un abito da paesano color bleu, senza camiciola ne’ cravatta. Si butto sul letto suggello stretto nelle mani, ed unendo le braccia si pose per poco a dormire. Alzandosi quindi esclamo’: << oh DIO !! Oh DIO!, povera mia famiglia … La nazione Napoletana prende una grande svista: e a me dispiace, perche’ l’amo assai. >>

 

Il mio nome e’ noto pero’ in tutta Europa, che aveva tanta stima di me, per le mie azioni guerresche in cui mi sono trovato: i russi avevan ordine di non tirare sopra di me. Il suggello che aveva sempre stretto nelle mani, era, per lo piu’, sotto i suoi occhi. Talvolta , rammentandosi delle sue campagne, diveniva fiero; accennando al suo fasto e potere di 4 mesi annanzi, si lasciava andare alla disperazione: e sovvenendosi dalla famiglia, lacrimava. Rileggeva il Temistocle, e sembrava voler venire al perdono, ma finiva col proporre patti.

 

  • MURAT. << com’ e’ possibile credere, che avendo l’idea di riacquistare il regno, veniva a sbarcare, con tanta poca gente, in questo paese, che mi e’ statosempre nemico, malgrado, lo avessi sempre beneficiato? >>

 

Entrano il redentore ed il segretario della commissione

 

  • RELATORE . << Signore attesi gli ordinidel governo,passo a vostra notizia, che ora si convoca una commissione militare per giudicarvi .>>

  • MURAT . << per me, questa commissione e’ incompetente; io non ho rinunciato hai miei diritti. >>

  • SEGRETARIO . << Signor generale, vi invito a darmi il costituto, e poi favorire d’innanzi alla commissione. >>

  • MURAT. << Il generale Murat , voi non lo troverete, vi assicuro; non lo troverete! Il re Gioacchino Murat, se volete: e come tale, io vi fo’ sapere che non ho mai rinunciato a’ miei diritti, e che sono stato riconosciuto da tutte le potenze. >>

 

Si tenne fermo, non volle scrivere costituto, ne entrare dalla commissione insieme al relatore e al segretario.

 

  • MURAT. << oh … 4 mesi fa io sedeva sul trono del vostro re ! Era padronedi tutto questo regno, e comandava ottantamila uomini. Un’armata assai giovane, pero’. E adesso …, e’ finita per me! La mia sorte e’ certa. Io non la temo. Il governo mi considera reo di stato. E sicuramente sono morto >>.

  • MURAT : avrei piacere che venisse il bastimento che mi ha qui condotto, per farvi sentire, dallo stesso suo padrone, la verita’ di quanto detto !!

  • UFFIZIALI. << avevate molto denaro sul bastimento?. >>

  • MURAT. << No. Vi assicuro su la parola d’onore, che non v’era affatto denaro. In Aiaccio, per pagare il nolo del bastimento, ho dovuto pignorare parte delle mie gioie. Tutto ho lasciato in Napoli, cavalli, roba, tutto …!! >>

  • UFFIZIALI. << Ci si era detto che avevate molto denaro.>>

  • MURAT. << A… Imiei aiutanti, che mi dovevano cola’ attendere, se ne andarono, e mi lasciarono andar via da solo >>

  • UFFIZIALI . << Dove vi imbarcaste? a Napoli? >>

 

Si potrebbe parlare col generale?

 

  • UFFIZIALI. << egli ha ceduto il comando del castello ad un capitano, ed e’ andato via. >>

  • MURAT. << AH.. Anche il generale mi ha abbandonato ! >>

 

Neanche il mio cameriere posso avere?

 

  • UFFIZIALI . << Non e’ possibile; questi gli ordini che abbiamo >>

  • MURAT. Non posso avere neanche un’avvocato? Fatemi il piacere di domandare se conoscono l’avvocato Lauria, e se lo si puole avere?

  • UFFIZIALI . << Lo conosciamo ma e’ a Napoli. >>

 

Un capitano fu dalla commissione destinato per difenderlo, il quale entro’ nella stanza per notificarglielo. Murat diede i suoi punti di discolpa, dettandoli al difensore: << so bene che tutto e’ inutile. Il governo mi vuole morto, ed io moriro’ senza dubbio.

 

Si potrebbe segnalare al governo col telegrafo perche’ ponga una dilazione alla commissione sino al risultato delle carte da me inviate?.

 

 

  • UFFIZIALI . << Il generale non puo’ farlo.>>

  • MURAT. << Gli scrivero’ io, e mi farete grazia di far giungere lo scritto al generale. >>

  • UFFIZIALI . <<  Fatelo ma … >>

 

Ci consegno’ una carta con pochi righi di scrittura , diretta al difensore: presiede ilo generale la commissione?

 

  • UFFIZIALI . << no signore. >>

  • MURAT . << Come il generalenon presiede la commissione? Ah .. Questa non e’ una commissione competente! Io doveva essere giudicato dalle potenze alleate. >>

 

Neppur conoscere i giudici! Chi sono? Li sapete?

 

  • UFFIZIALI . << Siamo qua’ e di conseguenza non sappiamo quali siano stati affidati .>>

  • MURAT . << Se la commissione e’ composta da onorati ufficiali, io son certo di essere salvo; se no son morto>

La commissione non mi vedra’ certamente, ne’ sapra’ da me piu’ di quello che ho scritto: quello e’ , e quello sosterro sempre. >> Ho DIO … Ho DIO …!, com’e’ possibile cio’, com’e’ possibile cio’? Si fa dinnanzi alla porta della stanza un cameriere, con un caffe’ e latte, accompagnato da un capitano, il quale disse a Murat se voleva di quella bevanda. Egli rispose: << e’ finito il mangiare per la mia vita!>

 

Poco dopo si fe’ portare , che era seduto sul letto, una zuppa; ne prese due cucchiaini, e non volle altro, dicendo: pranzare? Non e’ possibile! La mia sorte e’ certa, ed io non la temo; solo mi dispiace di morire ignominiosamente.

 

Domando che in grazia il mio corpo sia consegnato alla mia famiglia, ve ne prego. Si pose a scrivere una lettera, alteratissimo nella fisionomia e nella respirazione. Dopo di che diede un grosso sospiro, e disse: adesso sono contento! La lettera era diretta alla moglie …!

 

Trascorso alcun tempo, ed egli ripetendo sempre gli stessi discorsi, giunse il momento di annunciargli la sentenza. Un prete comparisce, il quale, a lui rivolgendosi, dice: io vengo a fare il mio dovere, sapendo che forse andrete a regnare nell’altro mondo ….!! MURAT: e dunque son condannato a morte? Ah .. L’aveva detto ! Ebbene cosa volete da me?

 

  • IL PRETE . << sapere se voi morite da buon cristiano .>>

  • MURAT. << Io riconosco, IDDIO, LA TRINITA’, e tutto; non ho fatto mai male, e muoio da cristiano.>>

 

Contemporaneamente rientro’ il relatore dalla commissione, che gli lesse la sentenza di morte…!!

 

  • IL PRETE . << Signore voi all’epoca b, mi faceste la grazia di mille ducati per la chiesa di S. GIORGIO. Ora dovete farmene un’altra. >>

  • MURAT. << Io? Sono io allo stato di far grazie?.>>

  • IL PRETE . << Potete farmela. >>

  • MURAT. << Dite pure. >>

  • IL PRETE . << Per togliere ogni dubbio , vorrei che metteste per iscritto che morite da cristiano. >>

  • MURAT. << Non ho difficoltà’.>> Ed esegui’ la sua richiesta …!!

 

Finalmente usci’ fuori, su la piazzetta del castello, con tuono autorevole, e domando’: Dove mi debbo situare? Gli si indico’ il luogo, ricuso’ di sedersi e di bendarsi. Si pose dinn’anzi ai soldati, che dovevan fucilarlo, e disse, tenendo con la mano dritta il suggello stretto al cuore: soldati tirate non mi mancate !! I soldati tirarono ed egli rimase estinto ..!

 

F.F
 

 

 
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