SALVATECI
Lettera aperta a Rino Gattuso. Caro Rino,
chi ti scrive prima di essere una tua grande fan, è una dei volontari che ha aiutato gli sfollati di Bivona, Longobardi e Vibo Marina, frazioni di Vibo Valentia, colpite lunedì 3 luglio da un violento nubifragio. Vedi Rino, la situazione è veramente grave, a livello nazionale la stampa non ne ha parlato quasi per niente, siamo stati snobbati da tutti i politici e istituzioni ad alto livello, presidente del Consiglio dei Ministri e della Repubblica compresi. Non so se tu lo sai, ma in una delle frane lungo la statale 18, sono state travolte e uccise 3 persone, tra cui un bimbo di 15 mesi… solo 15 mesi. Stava tornando dall’ospedale con la sua mamma, erano diretti a Pizzo, il mio paese. Intanto allo stesso momento, ironia della sorte, stavano salendo a Vibo dalla stessa strada, Ulisse, lo zio del piccolo Salvatore, e il suo collega Nicola, (due guardie giurate, che lasciano rispettivamente 2 e 3 figli). La stessa frana ha messo fine alle loro vite. Pizzo non ha avuto danni materiali, ma ha pagato il prezzo più alto di vite:
Salvatore Gaglioti, Ulise Gaglioti e Nicola De Pascale… Un’apocalisse, quel giorno ci siamo salvati tutti per miracolo, ma i danni alle zone marinare sono incredibili, e c’è bisogno di aiuto, tanto aiuto. Tantissime persone hanno perso le loro case, la loro roba, il loro lavoro, le loro auto…il loro mondo. La macchina dei soccorsi non ha funzionato, la tensione è veramente tanta, ed è molto pericoloso lavorare anche per i volontari, tanto che , quelli del mio gruppo si sono tolti le magliette dell’associazione, per confondersi con i civili per non rischiare di essere picchiati. La gente è esasperata, sono stati lasciati per giorni senza cibo e senza acqua a spalare fango sotto il caldo e sotto il sole cocente di Calabria. La situazione è stata e continua ad esserlo sottovalutata da chi di competenza, proprio per la mancanza della presenza dei network nazionali. Si rischia la guerra civile. AIUTACI! Non vogliamo soldi, vogliamo solo la tua presenza, e se possibile anche quella di Vincenzo Iaquinta e Francesco Perrotta, anche solo per un’ora, lì sulla zona interessata in modo tale d’ attirare e sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale. So che in questo momento meritereste di godervi al massimo la felicità che giustamente meritate dopo questo meraviglioso mondiale, ma purtroppo nella nostra terra di Calabria non c’è mai pace. La vostra gente sta piangendo, ha perso tutto, e si sente abbandonata, non si sente italiana. Come tu sai noi del Sud siamo sempre corsi ovunque per aiutare, dove ci sono state alluvioni, dove ci sono state disgrazie e so benissimo che la colpa non è degli altri cittadini italiani, ma solo dei media che non hanno fatto vera informazione. Avrei voluto scriverti nei giorni passati, ma ho preferito lasciarti tranquillo per completare il sogno italiano dei mondiali. So che sei molto sensibile ai problemi dei più sfortunati, per questo mi appello a te e al tuo buon cuore.
Vibo Valentia, 10 luglio 2006
Ass. di volontariato Artigianfamiglia Onlus
Il presidente
Carmensissi Malferà.
Via I trav. Senatore Parodi, 11/2
89811 Vibo Valentia Marina
Cel: 340.3184407
e-mail; mailto:
This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it
Per scaricare questo articolo con relativa licenza clicca qui'
LETTERA A SIMONE PERROTTA
Caro Simone,
chi ti scrive è ArtigianFamiglia, un’associazione di volontariato, che sta operando nelle zone
travolte dal nubifragio vibonese. Vedi Simone la gente è disperata, piange perché ha perso ogni cosa e si sente sola, abbandonata da tutto e tutti, specie dai media nazionali e dalle varie istituzioni. Sappiamo che sicuramente dopo la vittoria dei mondiali avrai tanti impegni e non troverai il tempo per essere qui con noi… non ti chiediamo un aiuto economico, ma solo di farti portavoce insieme ai tuoi amici della nazionale, del disastro che noi stiamo vivendo. Gli scenari, anche dopo più di 10 giorni dalla catastrofe, sono apocalittici. L’economia è distrutta, migliaia di persone resteranno senza lavoro, gli aiuti sono già andati via, e noi siamo rimasti soli con i nostri morti, il nostro dolore, centinaia di famiglie senza tetto, e milioni di danni. Aiutaci a sensibilizzare l’opinione pubblica, e a farci sentire italiani perché in questo momento non ci sentiamo tali. Ti preghiamo, parla del dolore, sofferenza e disperazione della tua gente di Calabria, affinché tutti possano saper la verità su quello che sta accadendo nel Vibonese nel luglio 2006… e che la stampa e politici nazionali hanno dimenticato. Fai riaccendere di nuovo i riflettori sulla tua gente che ha bisogno di aiuto!
Grazie…
Vibo Marina, 14 luglio 2006
Il Presidente
Ass. di Volontariato Artigianfamiglia Onlus
Carmensissi Malferà
This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it
Emergenza Alluvione fino ad ora si contano 4 morti e 7 feriti.. Le notizie sono poche e i mezzi di comunicazione fuori uso non si conosce ancora il numero dei dispersi, ma sembrano essere molti. Si raccomanda tutta la pololazione di non recarsi assolutamente verso le zone di: Vibo Marina, Bivona, o Vibo per non creare ulteriori difficolta' alle autorita' competenti.. per eventuali notizie o domande il canale televisivo Provinciale RK .. ha aperto delle linee in diretta per tutti coloro che hanno parenti, amici o famiglie in queste zone piu' colpite. Potete chiamare in Diretta al numero: 0963-xxxxxx Per adesso non abbiamo altre notizie appena sapremo qualche altra cosa vi terremo aggiornati.
18:54. E' ufficiale 5 morti e piu' di 30 dispersi, tra i corpi riemersi sembra che ci sia quello di una bimba di 15 mesi trovata in localita' Silica a Vibo Valentia. Sembra che la causa del disastro nella Zona di Bivona sia lo straripamento del torrente "Sant'Anna" che ha rotto gli argini alle 11:00 di questa mattina. Per fortuna la prefettura ha subito mobilitato: Carabinieri con elicotteri, Vigili del fuoco, Protezione Civile e altri organi. Queste sono le ultime notizie pervenutaci alla nostra redazione appena avremo ulteriori notizie le manderemo subito.
Abbiamo perso la comunicazione con la nostra fonte di notizie, pertanto fino a quando non verranno ripristinati i collegamenti non vi potremo dare ulteriori notizie. Per Emergenze Ciamare i Carabinieri, Vigili urbani, Vigili del Fuoco, o Protezione Civile.
Cronaca da un inferno d’acqua
Sono le ore 10,00 si parte da Pizzo diretti verso il capoluogo di provincia per sbrigare le solite pratiche che accompagnano la solita lunga burocrazia italiana. Tuoni, lampi, un cielo plumbeo
che non incoraggia per niente a continuare, “sarà uno dei soliti temporali” viene da pensare. Intanto ci avventuriamo per la strada in salita, mentre comincia a piovere. Facciamo giusto in tempo ad entrare nell’ufficio del CSV di Vibo, che fuori si scatena una vera e propria tempesta. Aumenta il vento, le raffiche vicine e sempre più violente trascinano tutto. Dalle finestre si vedono buste volare nell’aria, pezzi di legno e oggetti vari travolti, una pioggia sempre più scrosciante e accompagnata da grandine, colpisce violentemente le autovetture. Nell’ufficio salta più volte la corrente. Ci ritroviamo al buio. In men che non si dica si allaga la città. Sembra venir giù il fini mondo, tuoni così non si ricorda di averli mai sentiti, trema tutto: vetri, tapparelle, pavimento… proviamo a tornare in macchina, una bimba piccola ci aspetta all’asilo a Pizzo, bisogna partire a forza, bisogna andare a riprenderla. Intanto che aspettiamo che si attutisca la violenza del vento e della pioggia, arriva nel portone un operaio dell’impresa che quella mattina dovevano fare dei lavori nel palazzo dell’ufficio del Centro del Volontariato. E’ completamente fradicio e spaventato. «Ero in auto, vicino all’ospedale. È tutto allagato, l’acqua arriva ai finestrini, la macchina è in panne. Un fiume di fanghiglia ha invaso la città.» Alcune persone del palazzo gli offrono un asciugamano e una camicia asciutta, lui intanto ci mostra le foto fatte col cellulare, macchine sommerse dalla furia dell’acqua…gente immerse fino al petto. Proviamo a chiamare, i telefoni sono in tilt. Rischiamo ed entriamo in auto pronti a ripartire, intanto un oggetto pesante travolto dal vento colpisce e danneggia il
parabrezza di una vettura vicina. Ci mettiamo in viaggio verso Pizzo, pochi centinaia di metri e assistiamo allibiti a una delle tante scene che ripropongono i film ad alta tensione su Canele 5…Ma questa volta è tutto vero, li di fronte ai nostri occhi: la violenza delle acque e la portata enorme, sfonda il muro (lato est) di un’autofficina con annessa rivendita auto e travolge tutto, uscendo dal lato opposto sulla strada di fronte al bivio. Gli attrezzi meccanici vengono scagliati come proiettili. Un vero inferno, facciamo in tempo a sterzare e a metterci in salvo, altre autovetture meno fortunate di noi vengono travolte dalla furia dell’acqua e sbattute contro muri o trasportate lontane, giù verso la traversa, o contro ai guarda rail della curva prima di arrivare alla chiesetta all’entrata di Vibo città. Gente che urla disperata, una signora in preda ad attacchi di panico, un ammasso di autovetture tutte bloccate, una attaccata all’altra. La città sembra in preda al panico, non c’è polizia, non c’è la protezione civile, siamo soli, ci sentiamo soli ed isolati dal resto del mondo! La pioggia diminuisce, prendiamo la macchina fotografica e proseguiamo a piedi, ma dobbiamo rinunciare presto al nostro intento, proprio di fronte alla chiesetta non ce la fanno a passare nemmeno i fuoristrada. Qualcuno dice che più sotto un ramo ha bloccato la via. Intanto si vedono in lontananza altre vetture che bloccano il passaggio, finite fuoristrada, sbandate e sistemate in diagonale dalla furia della natura. Ai margini della strada gente che piange. Si vede qualche divisa di poliziotto. Passate le 14,30 arriverà anche qualche vigile. Qualcuno dice che ci sono state delle frane, non si capisce se vicino all’hotel 501 o vicino al San Leonardo, si sa solo che delle auto sono state travolte. Le voci si susseguono, forse feriti, altri parlano pure di morti. La tensione è alta. La gente non sa che fare, dove andare. Nessuno cerca di fermare il traffico dall’ospedale in direzione Pizzo. Tutto è bloccato. Riprendono a funzionare i telefoni, tante chiamate, per sapere come arrivare a casa, per sapere come fare per riabbracciare i propri cari. Grazie a Dio Pizzo è stata “miracolata” da questa furia travolgente . Il problema è qui a Vibo. Non sappiamo come
scendere. Un susseguirsi di chiamate ad amici diversi, e veniamo a sapere che tutte le strade sono franate o bloccate, quella per Triparni, quella per Pizzo-Vibo Marina, quella per Sant’Onofrio. Inutile chiedere alle Forze dell’Ordine, ne sanno meno di noi. Scende un’autombulanza, a fatica si fa spazio tra il traffico in tilt. Un collega racconta che per miracolo è riuscito ad uscire dalla galleria della vittorina: « Era tutto allagato, non pensavo che la macchina ce la potesse fare. Mi sono ritrovato immerso in un fiume, non mi sono fermato e ce l’ho fatta ad uscire sano e salvo». Ha smesso di piovere del tutto, decidiamo di provare verso l’autostrada. Un poliziotto ci dice che è bloccato tutto. Facciamo manovra a fatica e ci dirigiamo verso Sant’Onofrio lo stesso. Paesaggi desolati, macchine incolonnate fino
all’orizzonte, gente sgomenta, dappertutto acqua, dappertutto allagato, manto stradale divelto, voragini aperte su una strada che si poteva considerare in buone condizioni giusto tre ore prima. Arriviamo al bivio, la via per l’A3 è libera, prendiamo l’autostrada. Alle ore 16,30 il nostro incubo è finito, siamo arrivati a casa sani e salvi, con tanta paura e col cuore addolorato per chi oggi ha perso la vita a pochi metri da noi.
Carmensissi Malferà

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.